Info

Solo testo, nessuna immagine: la parola restituisce l’urgenza di uno sguardo che non si lascia imprigionare.

Non un’identità professionale, ma un mezzo per attraversare i contesti.
Nelle foto di Enrico Rassu c’erano sempre gli altri, mai se stesso.




Oltre la fotografia, il libro custodisce una posizione: non essere definito da un mezzo, ma trasformarlo in esperienza condivisa.

Team
Giacomo Vittoria Bua (@_fljq), Veronica Ruda (@empiria.vr): Book Design
Greta Scarselli (@gretascarselli): Curatore Editorale
Luca Devinu (@blssnd): Title Design
Basta così
DON’T CALL ME FOTOGRAFO è un libro che nasce come dichiarazione e come gesto critico. Enrico Rassu, conosciuto come fotografo e documentarista di scene urbane e musicali, sceglie qui di prendere le distanze da un ruolo che rischia di ridurlo a semplice etichetta. Non si tratta di negare la fotografia, ma di affermare che il suo lavoro non può esaurirsi in quella definizione.
Il volume raccoglie testi autobiografici, senza immagini. La scrittura prende il posto dello sguardo fotografico, restituendo la stessa urgenza espressiva attraverso le parole. La progettazione editoriale e tipografica rende il libro un oggetto essenziale e radicale: pagine asciutte, ritmo calibrato, segni grafici netti. Il titolo stesso diventa manifesto, affermazione identitaria e rifiuto di ogni riduzione.
All’interno di un progetto più ampio che ha visto anche la realizzazione dell’evento NO BALL GAME (05.07.2025 Lambrate, Milano), con mostra fotografica, live session e jam dal vivo, il libro rappresenta la parte che resta: non la celebrazione di un fotografo, ma la messa in forma di una soggettività che attraversa la fotografia per superarla.
DON’T CALL ME FOTOGRAFO non è soltanto un libro di testi, ma un’opera editoriale che chiarisce una posizione: non essere definito da un mezzo, ma riconoscere la fotografia come ponte, contesto, esperienza, senza mai lasciarsi imprigionare da essa.
Campi
Ambiti
Editoria
Timeframe
2025
-
Team
Giacomo Vittoria Bua (@_fljq), Veronica Ruda (@empiria.vr): Book Design
Greta Scarselli (@gretascarselli): Curatore Editorale
Luca Devinu (@blssnd): Title Design
Info


Solo testo, nessuna immagine: la parola restituisce l’urgenza di uno sguardo che non si lascia imprigionare.
Non un’identità professionale, ma un mezzo per attraversare i contesti.
Nelle foto di Enrico Rassu c’erano sempre gli altri, mai se stesso.




Oltre la fotografia, il libro custodisce una posizione: non essere definito da un mezzo, ma trasformarlo in esperienza condivisa.

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Giacomo Vittoria Bua (@_fljq), Veronica Ruda (@empiria.vr): Book Design
Greta Scarselli (@gretascarselli): Curatore Editorale
Luca Devinu (@blssnd): Title Design
Basta così
DON’T CALL ME FOTOGRAFO è un libro che nasce come dichiarazione e come gesto critico. Enrico Rassu, conosciuto come fotografo e documentarista di scene urbane e musicali, sceglie qui di prendere le distanze da un ruolo che rischia di ridurlo a semplice etichetta. Non si tratta di negare la fotografia, ma di affermare che il suo lavoro non può esaurirsi in quella definizione.
Il volume raccoglie testi autobiografici, senza immagini. La scrittura prende il posto dello sguardo fotografico, restituendo la stessa urgenza espressiva attraverso le parole. La progettazione editoriale e tipografica rende il libro un oggetto essenziale e radicale: pagine asciutte, ritmo calibrato, segni grafici netti. Il titolo stesso diventa manifesto, affermazione identitaria e rifiuto di ogni riduzione.
All’interno di un progetto più ampio che ha visto anche la realizzazione dell’evento NO BALL GAME (05.07.2025 Lambrate, Milano), con mostra fotografica, live session e jam dal vivo, il libro rappresenta la parte che resta: non la celebrazione di un fotografo, ma la messa in forma di una soggettività che attraversa la fotografia per superarla.
DON’T CALL ME FOTOGRAFO non è soltanto un libro di testi, ma un’opera editoriale che chiarisce una posizione: non essere definito da un mezzo, ma riconoscere la fotografia come ponte, contesto, esperienza, senza mai lasciarsi imprigionare da essa.
Campi
Ambiti
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2025
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Giacomo Vittoria Bua (@_fljq), Veronica Ruda (@empiria.vr): Book Design
Greta Scarselli (@gretascarselli): Curatore Editorale
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Solo testo, nessuna immagine: la parola restituisce l’urgenza di uno sguardo che non si lascia imprigionare.
Non un’identità professionale, ma un mezzo per attraversare i contesti.
Nelle foto di Enrico Rassu c’erano sempre gli altri, mai se stesso.




Oltre la fotografia, il libro custodisce una posizione: non essere definito da un mezzo, ma trasformarlo in esperienza condivisa.

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Giacomo Vittoria Bua (@_fljq), Veronica Ruda (@empiria.vr): Book Design
Greta Scarselli (@gretascarselli): Curatore Editorale
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DON’T CALL ME FOTOGRAFO è un libro che nasce come dichiarazione e come gesto critico. Enrico Rassu, conosciuto come fotografo e documentarista di scene urbane e musicali, sceglie qui di prendere le distanze da un ruolo che rischia di ridurlo a semplice etichetta. Non si tratta di negare la fotografia, ma di affermare che il suo lavoro non può esaurirsi in quella definizione.
Il volume raccoglie testi autobiografici, senza immagini. La scrittura prende il posto dello sguardo fotografico, restituendo la stessa urgenza espressiva attraverso le parole. La progettazione editoriale e tipografica rende il libro un oggetto essenziale e radicale: pagine asciutte, ritmo calibrato, segni grafici netti. Il titolo stesso diventa manifesto, affermazione identitaria e rifiuto di ogni riduzione.
All’interno di un progetto più ampio che ha visto anche la realizzazione dell’evento NO BALL GAME (05.07.2025 Lambrate, Milano), con mostra fotografica, live session e jam dal vivo, il libro rappresenta la parte che resta: non la celebrazione di un fotografo, ma la messa in forma di una soggettività che attraversa la fotografia per superarla.
DON’T CALL ME FOTOGRAFO non è soltanto un libro di testi, ma un’opera editoriale che chiarisce una posizione: non essere definito da un mezzo, ma riconoscere la fotografia come ponte, contesto, esperienza, senza mai lasciarsi imprigionare da essa.
Campi
Ambiti
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-
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design o muerte
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